UNKNOWN – Roberto Toja
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UNKNOWN

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“E l’uomo si meravigliò di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato”
(…)

E. Nietzsche

‘Unknown…’ è una breve induzione, tra immagini e scritti, sulla percezione del ‘ricordo’, tra immagini reali e ‘mentali’, mutuata dalla sensazione rievocata attraverso una forma intimistica e diaristica. Assimilazione, ritenzione, acquisizione e codificazione di nozioni, di stimoli che diventano traduzione e rappresentazione ‘esteriore’ (stabile, trasmissibile, registrabile…), dei passaggi e delle trasformazioni apprese durante l’esperienza.

Le immagini sono fondamentali in questo processo di apprendimento. Costituiscono la base del processo mnemonico anticipando, nell’istante che accade, la rielaborazione del ricordo stesso. Le immagini evocano, nel loro susseguirsi, quelle sensazioni di spaesamento e di successiva conferma di ribadire un ricordo sfocato che via via prende conferma nella coscienza di quanto rimane desaturato dall’oggettività quotidiana, di quell’attimo estraniante e sconosciuto che anticipa e prepara alla rievocazione dell’evento remoto.

Una rievocazione che non dev’essere precisa, metodica, esatta… ma legata alla semplice sfera emotiva, sottile, slegata da ogni fine che non sia quello del ‘ricordare’ stesso. Non importa se una ‘riproduzione’ esatta del passato, oppure una sua ricostruzione approssimata\mitizzata.

Il testo che accompagna (ma che non ‘spiega’ le immagini…), e forma l’insieme dell’immagine finale, nasce come un appunto svolto a mo di poemetto in prosa, suddiviso nei cinque momenti contraddistinti in cui è stato suddiviso l’insieme.

“It ‘a bond bare a point, diamond and seed, coded in language that is the man.”
Janet Frame – The Carpathians

UNKNOWN is not only a photographic work, is primarily a test of memory, linked to the memory private, personal, part diary. It ‘a recovered memory in commemoration elusive, blurry, clouded visions related to the most intimate and remote reminiscence childhood, through the handling and processing of memory images of the then child, now an adult.

There is therefore a recovery of simple and static memories, but data sensory, tactile and physical, related to the experience, the interaction with the environment and with the surrounding things, determining the development Lingerie individuality, through the formative experience linked to the ephemeral float of recurring images, the distant memory, the dream.

The images presented here, taking a cathartic function, leave emerge something trapped in childhood, linked to that magical dimension, spectacular, dreamlike and dilating, typical eye child, then segregated and repressed into adulthood. They are therefore allusive a ‘elsewhere’, of a size of distant memory, expressible only for slight traces, but deliberately built into the formal rigor of the structural of the square.

“Memory is a convenient package of episodes to carry in mind.