IL CASO NON ESISTE – Roberto Toja
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IL CASO NON ESISTE

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Il Caso Non Esiste!

In gioventù, era mia buona abitudine (tutt’ora conservata!) portarmi sempre appresso un’agendina: Era costante l’abitudine e il piacere di scrivere, rigorosamente a matita, riflessioni e idee che, all’interno di una previdente economia di chi tentava di ordinare e conservare i propri pensieri su carta, assumevano il doppio scopo di aiutarmi a trovare la quadra del mio incerto ragionare e, in qualche modo, a darmi la sicurezza di aver tesaurizzato tali pensieri, all’interno di un unico ‘raccoglitore’, e quindi la certezza di poterli sempre avere sottomano.

Ma si vuole che sia un disordinato cronico, e di conseguenza tali mie buone intenzioni spesso sono andate a ramengo. Nel senso che ancora oggi, dopo quasi mezzo secolo di aria respirata, riesco con perfetta nonchalance a perdere, chissà dove, il prezioso diario sul quale ho scritto e appuntato, magari per tre anni di fila!

L’antefatto, per nulla fotografico, che mi ha portato a realizzare un progetto di si fatta natura, trova appunto origine nello sfogliare, parecchi anni più tardi, una di queste agendine: su di essa vi erano appunti e annotazioni che partivano dal 1993, per finire oltre due anni più tardi. La parte, chiaramente per me, più interessante verteva sul profondo interesse che mi era nato all’ora per quelle scienze filosofiche rivolte all’ambito spirituale della vita umana. Avevo la presunzione di voler capire se c’era e quale fosse il legame eventuale che poneva in relazione il fenomeno quotidiano al piano divino: in altre parole, il legame tra l’inconsapevole agire di tutti i giorni e
quelle supposte sfere ultramondane che regolano o possono regolare i flussi, apparentemente scostanti, della vita umana. Si: desideravo giungere ad una mia personale visione cosmogonica, evitando ogni dogmatismo religioso e soprattutto cattolico. In poche parole, rincorrevo la pazzesca utopia di una visione spiritualista laica, fruibile attraverso un rapporto libertario e democratico col Divino! Detta così fa sorridere: ai tempi stavo per perderci il lume della ragione!

Punto di partenza, fu il domandarmi sull’esistenza del CASO: ogni agire, ogni relazione, ogni intrecciarsi di conseguenze è frutto della mera casualità, oppure esiste un FATO, una volontà prenatale che determina il corso della nostra vita, delle vicende ad essa legate? Dal succitato taccuino si evince che per oltre due anni presi appunti, scrissi interrogativi, elaborai varie e contraddittorie soluzioni al problema… fino al dovermi arrendere!

Ed ora, la parte fotografica. Circa nello stesso periodo che rileggevo tali appunti, per la cronaca scritti quasi tutti a Milano durante il periodo universitario, stavo sistemando dei negativi 35 mm del mio archivio, esposti anni prima per lo più (coincidenza?) a Milano. Osservando ora le strisce dei provini a monitor, mi colpì il fatto che alcune di quelle fotografie, presuntuosamente di genere street, singolarmente scipite e di poco conto, assumevano un loro intrinseco valore comunicativo se accostate ai due fotogrammi che precedevano o seguivano, creando così delle involontarie sequenze a trittico di tipo narrativo.

Decisi quindi di accostare quell’involontario e casuale risultato fotografico ad alcuni degli scritti contenuti nell’agendina di cui sopra, con l’intento di creare una sorta di romanzo grafico, capace -almeno nelle intenzioni- di legare il significato di quelle ormai vecchie riflessioni, all’immagine di una Milano che mi riportasse a quell’atmosfera di fredda incomunicabilità, di sordo individualismo e di solitudine che percepivo da ragazzo, e che in parte influenzò quella pseudo-ricerca interiore che, alla somma dei fatti, non era altro che una espressa volontà di rifiuto e negazione di quella realtà.

Perché scegliere la casualità di tre immagini? Per complicarmi la vita? In parte si. In pratica non è stato che l’inconsapevole ritornare all’origine, ‘al karma’ che ha scaturito quelle riflessioni: “da un punto passano infinite rette -ed è il CAOS. Da due punti una retta soltanto -ma il fatto può avvenire tranquillamente per CASO. Se da tre punti passa esattamente una retta, è perché in qualche modo c’è stata una volontà, un intervenire, e in questo caso il CAOS lascia il posto ad un’ordine prefissato: dunque è l’elemento trino che, giustapposto in apparente casualità, può essere il fattore rivelante il FATO o di una sua equivalente manifestazione? (Milano, novembre 1994).

Roberto Toja, ora a casa mia, 19 aprile 2017.