DE CUBICULI FRAGMENTIS – Roberto Toja
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DE CUBICULI FRAGMENTIS

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Lente Dissoluzioni

Le immagini riproducono interni di vecchie case contadine dell’alta Valle Ossola (Piemonte Occidentale), in completo abbandono, ancora cariche di tracce, segni e oggetti della vita rurale trascorsa, esautorati d’alcuna ragion d’essere, quasi una ‘colpa’ d’un passato da dimenticare, da rimuovere.

Le immagini, lette in sequenza come un racconto, sono intese come un viaggio, composto da un inizio e da una fine, compiuto da un moderno viaggiatore (l’autore stesso autofotografatosi), all’interno di questi luoghi del tempo abbandonati che, nel ‘ritrovare’ quel mondo contadino a tratti sopravissuto, vive l’impalpabile emozione di addentrarsi in un universo a parte rispetto al tempo quotidiano, dove il tempo acquista un proprio ed esclusivo valore scandito, un proprio ‘trascorrere di tempo’ ormai inconciliabile se non con se stesso, tanto da ‘rifiutare’ il personaggio-visitatore, malgrado il devoto rispetto e la ‘buona predisposizione’ – quella mezza nudità, dal ‘porsi a nudo’.

Un viaggio-riscoperta che pone in evidenza degli spazi ora svuotati dalla vita che per secoli hanno trattenuto e coperto, ma ancora carichi, saturi di forza evocatrice tanto da ‘personificarsi’ e crearsi una propria esistenza, assurda e parallela al degradante abbandono.

Le immagini appartengono così alle abitazioni stesse, a spazi ora surreali che, con uno sguardo fisso e dilatato, cercano di cogliere – ed al tempo ‘eliminare’ – l’immagine del visitatore-intruso, che vive e si muove con il suo tempo, con una ‘velocità’ ora estranea e incomprensibile per chi ‘osserva’, inafferrabile per chi ‘sopra-vive’ di un tempo più lento, che dissolve nello sfocato movimento la sagoma del visitatore-elemento estraneo, appena recepito, spersonalizzato e ‘rifiutato’ – quasi un dramma teatrale di Kantor alla rovescia, dove la ‘cattiva coscienza’ è rappresentata non dall’attore, ma dalla scenografia stessa, fissa ed incombente sul personaggio.

La presenza dell’uomo, dell’unico ‘vivo e presente’ diventa una traccia da annullare, come in una nemesi, da un tempo e da uno spazio un tempo umano, ma ora annullato ed immobile, ora irrimediabilmente condannato ad un lento dissolversi.

Le immagini sono state realizzate tra la primavera del 2000 e l’autunno 2001, su pellicola 35 mm pancromatica di media sensibilità