Del Prato Fiorito

 

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Del Prato Fiorito
in gesta

In quei tanti rifiuti del XVIII sec.
Si! ho abbandonato la mia giacca di Sposo
-abito talare, ora, in lenta dissolvenza-
Luogo di veglia, luogo d’ingrata passione
luogo mai più ebro dalle nostre voci
ora del tutto inerte, ora esautorato
ora tra le ceneri d’ogni razionalità
tra parole vaghe o di menzogna…
E le immagini, tutte, volgono alla rovescia
-tra rivolta e caduta-
maschere da investire per entrare
senza più vincolo o spillone che ci trattenga…
E discendo dall’ammasso informe.

Ora cimitero per sempre.

 

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Del Prato Fiorito
in verbo

Di quei frutti strani…non chiedermi il perché.
Mai cercammo il centro
-un palo, un albero, un segno propiziatore-
E di questa conversione alla rovescia , mai più
conserverò l’altare dove pregava mio padre.
E tutte le mani sopra l’unica cosa
e ogni dito una verità fittizia
-a denti stretti, da uomo a uomo, però questo mai!-
E per tutta l’umana ira…
stanotte mi sono sognato.
Oggi ho sepolto il mio nome di battesimo.

 

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Del Prato Fiorito
in omissioni

E perché al culmine della battaglia mi fermai
vidi dalle spaccature sulla mia carne
dalle mie vene aperte uscire
solo bellezza
solo un’incredibile bellezza.
Un fuoco e un seme d’impossibile virtù in potenza.
Ristetti ad ammirare come rapito
-rapito dal colore dei Troni e dal loro profumo…
e dallo strano edificio che erigevano dentro me:
ogni taglio un arco d’ingresso-
E solo bellezza rimase.
Ed ora, in silenzio, attendo.
Ed ora scelgo il silenzio
.

 
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