De Cubiculi Fragmentis

E’ un racconto, uno "zibaldone" per immagini, per metafora sullo stato d’animo d’un uomo in crisi, confuso e preda del panico. Non ha inizio, non ha una fine certa.

Lo spazio angusto di una stanza, abbandonata, diventa metafora di una chiusura, di un "rifiuto" della propria vita "normale". E’ quinta teatrale, icona di dolorosa intimità,  che interagisce con la tensione del personaggio, con la sua "autodeformazione".

E’ il frammento della stanza (ironicamente in latino, come la nomenclatura d’un male), dove il personaggio vi concentra la propria esistenza ormai surreale, per trasformarla in un micro-universo, in una gabbia sclerotica, creata su misura da un assurdo giuoco di reciproca mimesi.

La raccolta si compone di 19 immagini, le prime sedici idealmente accoppiate in dittici, le ultime in un trittico (forse allusivo ad un "andare verso" un'altra soglia…ineluttabilmente di un’altra stanza), ognuno realizzante una propria sequenza, di chiara ispirazione cinematografica.

Chiudono la sequenza cinque immagini di vecchie scarpe, frammenti di frammenti, allusivi ad una vita ormai consumata, ormai finita.

 

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