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Louise Brooks...il vaso di pandora?

 

 

 

I
E sconfino dal vestigio infetto del Ricordo
del dejà vu…
e della strada fin qui percorsa, concussa
tra mirti e brillii di pioggia da poco scorsa.
Da un cuore ibrido e incerto.
Appena un po’ d’amore e quasi mai Bene
che domani si cadrà atterra
si…tra bugia e bugia
supplizio dagl’occhi trasparenti
dagl’abiti di fumo
e la miseria d’uno spirito senza peso
dai solchi fangosi, dal sangue di porco
…ma ci s’abitua presto a tutto, sai?
-noi di un’altra pasta, di un’altra estasi-
…ma quanto ti è costato vendermi per così poco?

II
Dal ventre d’un maiale
è nato quell’albero dai frutti malati, profumati!
E tu dici abisso, solitudine, maledizione
malattia, follia…e che altro?
E da me il sangue raggruma per terra inerte
ossidato, nero, da lavare  via subito!
E il defunto eco della tua voce, ora così vuoto…lontano…
No! e non sarò io a renderti feconda
in quel teatro in affitto –duemetriperdue-
e per ogni passo, tutta l’incapacità.
Tutto il nostro Silenzio.

III
E vi è una bellezza nella solitudine
nell’immergersi nell’assoluto silenzio
e divenire il mai detto, il mai risolto…
il vuoto pneumatico d’ogni affetto elementare
in barbarie dal volto comune.
Chissà se ritornerò a raccogliere quelle sottili penombre
-una per ogni minuto lasciato per noi-
giocando con e per noi
ognuna presa sul serio
ognuna prezioso dono per noi.

 

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